Comune di Castelcucco

Storia del comune

Il toponimo, secondo l'Olivieri, deriva dalla fusione delle voci "castello (latinamente "castrum") e "cucco" (altura tondeggiante, Rounded height). Appare evidente il riferimento alla natura del territorio, prevalentemente collinoso, di questo comune che, nel medioevo, aveva la denominazione di "Castrocucho".

CASTELCUCCO fu luogo di insediamento già nel Paleolitico. Reperti archeologici della civiltà della pietra, vennero alla luce del 1958, in località "Patt", alle cave di terra rossa. Si trattò d'una serie di schegge, comprendenti punte triangolari monofacciali e raschiatoi semicircolari. Nelle stesse cave furono trovati e successivamente dispersi, come asseriscono gli archeologi Berti e Boccazzi, anche i resti d'un "elephas primigenius": il mammuth. Questi ritrovamenti, insieme ad altri, coevi, avvenuti in località vicine (Asolo e Pagnano), attestano che sui colli asolani l'uomo abitava in un periodo risalente a circa 100.000-90.000 anni avanti Cristo. Quest'era preistorica, definita "paleolitica" perché caratterizzata dalla lavorazione della pietra, fu dominata da sensibilissime variazioni climatiche: si passava dalle lunghe e vaste glaciazioni a periodi di caldo intenso, che costringevano uomini ed animali a mutare, più volte, le condizioni della loro esistenza. Accadde così che, durante i grandi freddi, gli uomini paleolitici trovassero riparo nelle numerose caverne che, soprattutto nella zona di CASTELCUCCO, ancora oggi si possono vedere, e che animali, come il mammuth, tipici delle regioni fredde e circumpolari, migrassero a sud nella fascia alpina e prealpina per sfuggire all'espansione dei ghiacciai. La fine del Paleolitico non coincide, a CASTELCUCCO, con l'esaurirsi degli insediamenti umani, che, anzi, si susseguono senza soluzione di continuità. Così, nel corso del Neolitico (5.000-2.000 a.C.), periodo caratterizzato da più raffinate tecniche di lavorazione della pietra, vissero uomini, le cui tracce (numerosi manufatti di selce) si continuano a rinvenire in quell'inesauribile serbatoio di materiale archeologico che sono le cave di terra rossa in località "PATT".

Ai Neolitici subentrarono, nell'Asolano, i Protoliguri (2.500~1.700 a.C.), che, quasi certamente, abitarono le già sperimentate balze del Collalto e del Colmusone, dalle quali, a riprova dell'insediamento, emersero schegge lavorate di selce. Delle epoche preistoriche successive, che videro protagonisti gli Eugenei e i Paleoveneti, a CASTELCUCCO non si rinvennero tracce che ne confermassero la presenza, come pure rarissime e poco sicure furono le testimonianze archeologiche ascrivibili al periodo romano. Fra quest'ultime citeremo solamente un'iscrizione che il De Bon ricorda esistente nel cimitero dell'Eremo di S.Giustina, sul confine tra Possagno e Castelcucco. Alla caduta dell'impero romano nel V secolo d.C., CASTELCUCCO, secondo alcuni studiosi, era già stato evangelizzato, unitamente ad Asolo, "municipium" romano, e ad altri centri del territorio pedemontano: ciò per l'inclusione di questa zona nell'area di influenza dell'antica diocesi di Padova. Se delle invasioni barbariche non rimase segno a CASTELCUCCO, ben più rilevanti furono le tracce lasciate dalla dominazione longobarda. Questo popolo, occupata l'Italia settentrionale, s'era immediatamente insediato anche nell'Asolano, restaurandovi la precedente rete difensiva dei "castellieri" romani. Alla sommità dei colli più alti e strategicamente meglio collocati, erano state ripristinate costruzioni militari dalle quali era possibile emettere segnali a mezzo di fumate, e quindi di stabilire un'originale ed efficace rete di segnalazione tra centri abitati e postazioni difensive anche molto lontane tra loro. I colli di CASTELCUCCO appartennero con certezza a questo sistema difensivo, la cui attuale individuazione appare accompagnata da una serie di toponimi indubbiamente longobardi ("Fara", "Braida", ecc. ) , che inducono a far credito alle dedicazioni delle chiese, tipiche di questa epoca, e fra esse quella di S.Giorgio, titolare della chiesa parrocchiale di CASTELCUCCO. Ma la prova più evidente della presenza longobarda in questa località è data da un interessante ritrovamento archeologico: due tombe ad inumazione che furono scoperte nel 1874 nell'area dell'attuale municipio. Al loro interno era conservato un piccolo ma importante corredo funebre, tipico d'una sepoltura di fanciullo, costituito da una crocettina d'oro ed alcune fibiette. La crocettina è singolare nel la sua fattura semplice e lineare, ed è databile intorno al VII secolo. L'oggetto, una rarità per l'intero Veneto, è quindi indubbiamente longobardo e lo conferma il luogo in cui è stato ritrovato.

Questo ritrovamento dà inoltre la certezza che, a CASTELCUCCO, esisteva un nucleo di cristiani nel VII secolo, presente già da qualche centinaio d'anni, considerato, come afferma il Comacchio, che i Longobardi, al loro arrivo, si insediarono in centri già abitati e socialmente organizzati.

É presumibile l'esistenza in loco d'un sacello già prima del Mille. Già allora e nei secoli successivi la situazione territoriale si andò via via chiarendo e determinando sino alla costituzione, entro gli attuali confini comunali, di due vere e proprie "regole" (territori con dignità comunale): una, la "regula de Castrocucho, costituita dai rustici colmelli di Càrpene e dei Patt che anticamente costituivano il vero paese, l'altra, ad occidente, la "regula de Collo Muxoni". Ognuna di queste due frazioni territoriali aveva la propria chiesa: per CASTELCUCCO il vecchio e piccolo oratorio di San Bartolomeo, posto sui declivi meridionali del Collalto, per Col Muson quella che oggi è la parrocchiale di San Giorgio. Ancora: ambedue le località erano dominate da altrettanti castelli, affiancati alle chiese, di proprietà della famiglia dei Maltraversi, detti anche da CASTELCUCCO. Solamente della fortezza sul Col Muson rimangono oggi alcuni ruderi, mentre della seconda, posta sul Collalto, non dovrebbero esistere che rari residui ormai sepolti dai rovi e dalle sterpaglie.

Un'altra importante chiesa tuttora esistente, S.Giustina di Rovèr, sorgeva, secondo la tradizione popolare, in territorio di CASTELCUCCO e di esso doveva addirittura essere "parrocchia". Successivamente S. Giustina, che era antica pieve matrice d'un vasto territorio pedemontano comprendente anche CASTELCUCCO, fu assegna ta a Possagno nel 1172 e perse progressivamente le sue prerogative dinanzi all'espandersi della pieve "nuova" di Fonte. Sotto il profilo ecclesiastico, alla fine del Duecento troviamo nel territorio delle due "regulae", appartenente alla pieve di Fonte, la sola "cappella S. Georgii de Castrocucho", il cui rettore "presbiter Leonardus", assolveva all'obbligo della decima vaticana con la somma di 35 soldi e 4 denari (1297). Nel 1315 il ,comune" di CASTELCUCCO fu tassato dal Comune trevigiano, per la ricostruzione delle mura cittadine, con la somma di 180 denari, rapportata all'estimazione di 12 fuochi, quindi ad una estensione territoriale e ad una conseguente potenzialità contributiva limitate.

CASTELCUCCO subì nel corso del XIV secolo, le complesse vicende che caratterizzano la vita della Marca Trevigiana e dell'Asolano in particolare, e cioè il succedersi d'una dominazione all'altra; per citare solo quelle più significative: quella veneziana (1338), quella del Duca d'Austria (1381), la Carrarese (1382) ed in fine questa volta definitivamente, ancora la veneziana 1388). In quell'anno la Serenessima Repubblica ripristinò la podesteria in Asolo, alla quale il villaggio di CASTELCUCCO fu sottomesso. Nel 1564, in occasione della visita pastorale del vescovo di Treviso Giorgio Corner effettuata il 22 febbraio, CASTELCUCCO appare ancora come cappella filiale della pieve di Fonte e nel suo territorio esistono tre chiesette campestri: S.Lucia, S.Margherita e S.Bartolomeo, l'alle quali si va processionalmente nella loro festa". Il terremoto tristemente famoso nel 1695 distrusse a CASTELCUCCO ben duecento delle trecento case esistenti, danneggiò gravemente la chiesa e provocò il crollo parziale del campanile. Per la canonica, anch'essa gravemente colpita dal sisma, nulla fu fatto e nel 1753, durante la visita pastorale, era ancora diroccata al punto che "parte del tavolato delle camere era caduto e per poco il Vescovo non vi precipitò.... " Nel 1797, alla caduta della Repubblica Veneta, CASTELCUCCO dovette subire le violenze e le ruberie delle truppe francesi di Napoleone che avevano occupato il Veneto, aggravando le privazioni e la miseria delle povere popolazioni locali. Nel 1836, un altro terremoto rase al suolo il vecchio e rabberciato campanile. Si dovette però attendere il secolo attuale (1904?1908) perchè la popolazione provvedesse a costruire quella torre che ancor oggi spicca a fianco della chiesa parrocchiale. Questo tempio, una prima volta consacrato il 5 ottobre 1644 dal vescovo di Treviso Antonio Lupi, fu rifatto nelle forme attuali nel corso del Settecento.